Hotel Saline - 4 stelle - Palinuro


Da visitare nei dintorni di Palinuro

Paestum - Tempio

 P A E S T U M     

Paestum
è quasi interamente compresa nella cinta muraria dell'antica colonia greca. Attualmente è uno dei centri archeologici più famosi. I tre templi Dorici costituiscono il miglior complesso architettonico della Magna Grecia: la Basilica, il tempio di Cerere e quello di Nettuno (Posidone).
La Basilica, tempio dedicato a Hera, risale al 540-530 a. C.; è di ordine dorico con diciotto colonne sui lati lunghi e nove sui corti; la cella (naos), preceduta dal portico, è divisa in due navate da una fila di colonne; i capitelli presentano un collarino con decorazione floreale.
Della fine del VI secolo è il tempio di Cerere, dedicato ad Atena, costituito da tredici colonne sui lati lunghi e sei sui brevi e da un ampio portico antistante la cella; le colonne del peristilio sono slanciate; il frontone orientale è abbastanza conservato.
Il tempio di Nettuno risale alla metà del V secolo a. C. ed era dedicato a Hera. Possiede sedici colonne sui lati lunghi e sei sui corti; la cella è racchiusa tra due portici (pronaos e opistodomos) e divisa in tre navate da due file di colonne; del tempio si conserva il fregio con triglifi e metope.
Altri significanti resti architettonici sono: il Foro, alcuni quartieri urbani e principalmente i resti di molti edifici religiosi, da cui provengono molte metope scolpite, attualmente conservate nel Museo di Paestum; gli altari, sui quali si svolgeva il culto e resti di tempietti minori.

Gli scavi sono aperti tutti i giorni dalle 09,00 ad un'ora prima del tramonto.

Museo Archeologico Nazionale
Costruito agli inizi degli anni '50 per esporvi i preziosi rinvenimenti e successivamente ampliato oggi è organizzato su due piani con sezioni ordinate topograficamente (metope del tempio e tombe dipinte) e cronologicamente (materiale votivo e funerario dai templi e dalla necropoli)

Orario: 09.00-18.30 (chiuso il 1° e il 3° Lunedì del mese)


 CASTELLABATE

Antico centro medioevale, arroccato sul cucuzzolo di una collina quasi a picco sulla breve piana sottostante ove sorge S. Maria, domina l'ampia insenatura da Licosa a Tresino, ricca di memorie storiche e testimonianze archeologiche. Lo sovrasta la mole imponente del Castello, in corso di restauro, e il campanile romanico della chiesa parrocchiale.

II Castello dell'Abate, da cui il nome del borgo, fu iniziato nell'ottobre del 1123 e voluto da Costabile Gentilcore, IV Abate di Cava. II Castello, la Basilica pontificia di fattura angioina, il Campanile del XII sec. insieme alle viuzze, alle costruzioni medioevali, ai palazzi patrizi del 700, costituiscono le principali attrattive storico - artistiche dell'antico paese, che nel secolo scorso ha ospitato uomini illustri come Ruggero Leoncavallo e Gioacchino Murat.


PERTOSA

E' rinomata nel mondo per le sue Grotte neolitiche, dette dell'Angelo. La natura calcarea dei massicci degli Alburni ha fatto sì che il dio dell'acqua desse libero sfogo al suo estro artistico, scavando e modellando al loro interno, per milioni e milioni di anni, architetture e sculture naturali d'incommensurabile magnificenza e bellezza, sotto forma di stalagmiti, stalattiti, imponenti caverne ed intricate reti di corridoi e cunicoli.

Le Grotte dell'Angelo possono essere visitate percorrendo in barca il lago sotterraneo su cui si getta in cascata l'incantato fiume Negro, diffondendo magici echi in un'atmosfera fiabesca da mozzare il fiato. Giunti all'altra sponda, la visita può riprendere con una suggestiva passeggiata tra magie di forme e sensazioni meravigliose.

Le grotte, già frequentate dall'uomo della preistoria, erano luogo di culto sin da epoche pre-cristiane, e lo sono anche nel nostro tempo.


 P A D U L A

La città di Padula nacque intorno al IX-X secolo d.C. quando gli abitanti di Cosilinum, cessata la furia demolitrice dei Saraceni, preferirono sistemarsi sulla collina meno elevata e più prossima ai collegamenti della via consolare, dove ancora sorge Padula, ma al suo forte sviluppo anche culturale, certamente non furono estranei i monaci Basiliani.

Nel 1305 Tommaso II di Sanseverino ottenne, per permuta con l'Abate Guglielmo, tutti i beni della Grancia e li donò ai Certosini di San Brunone. Con l'atto stipulato il 28 Gennaio 1306 fu dato inizio ai lavori di edificazione del primo nucleo della Certosa, che nei secoli assunse le grandiose dimensioni che ancora oggi è possibile osservare.

La storia della città scorre nei secoli successivi parallelamente a quella della Certosa. Nel periodo risorgimentale, sebbene madre di molti spiriti liberali, Padula conobbe la tragica fine dei Trecento seguaci di Carlo Pisacane.
 


 TEGGIANO

L'insediamento di Teggiano si deve far risalire alla diffusione della cultura greca nel Vallo di Diano.

Durante la dominazione longobarda e normanna il paese assunse consistenza ed importanza tale da divenire sede feudale dei Conti di Marsico.

A partire dall'XI secolo incominciò ad estendere la sua dominazione sui casali vicini, ma la fase più importante per l'insediamento fu quella che vide il dominio dei Sanseverino. Nel castello rinascimentale, la cui costruzione fu iniziata dal Re Ladislao di Durazzo, Antonello Sanseverino nel 1474 ordì la congiura dei Baroni contro la corona aragonese. La città fu assediata e la capitolazione si ebbe il 17 Dicembre 1497, da allora iniziò il decadimento. Molte sono le chiese a Teggiano, notevoli per importanza architettonica, pittorica, storica e ancora oggi conservano il volto di un'antica città medioevale.


Maratea

  MARATEA

Il toponimo di Maratea sembrerebbe derivare da Tea Maris, cioè Dea del Mare. L'abitato di Maratea è sovrastato da Monte San Biagio, sulla cui vetta si erge la Statua del Redentore, seconda per dimensioni soltanto a quella di Rio de Janeiro.

Sotto la statua sono aggrappati, ad un fianco del monte, i ruderi dell'antico borgo del Castello, incastonati in una natura selvatica. Al lato opposto della Statua si trova la Basilica di San Biagio dove sono conservate numerose opere d'arte, in particolare, le Sacre Reliquie di San Biagio, l'Affresco della Madonna del Melograno (XV sec.) e preziosi bassorilievi in marmo.

Tra la prima e la seconda domenica di maggio si svolgono i solenni festeggiamenti in onore di San Biagio, il santo patrono di Maratea. Giovedì il simulacro in argento del Santo, coperto interamente con un panno rosso, viene portato a spalla in processione dalla Basilica fino in paese, dopo la rimozione del manto rosso c’è la simbolica consegna delle chiavi della città al Santo da parte del sindaco di Maratea. I festeggiamenti proseguono fino a domenica quando il busto argenteo torna in processione alla Basilica.
Il centro storico offre una splendida concentrazione di edifici e monumenti di grande valore storico e architettonico, tra cui molte chiese: non a caso Maratea è famosa anche come la città delle 44 chiese, ricche di preziose testimonianze artistiche.


GOLFO DI POLICASTRO

Il Golfo di Policastro è un'ampia insenatura bagnata dalle limpide acque del mar Tirreno, in cui si alternano armoniosamente imponenti promontori e spiagge incantevoli, vi si affacciano colline ricche di vegetazione primitiva e grotte di incommensurabile bellezza e interesse geologico.

Il Golfo si estende da Punta degli Infreschi, in Campania, fino a Capo Scalea, in Calabria. Lungo l'inimitabile costa e nell'entroterra Natura e Storia si fondono offrendo la visione di paesaggi magnifici, un susseguirsi di ripidi promontori e meravigliose scogliere che racchiudono magiche cale e romantici lembi di sabbia.

Da spettacolari e misteriose grotte carsiche ora sommerse, popolate già in epoca preistorica, sgorgano copiose sorgenti sottomarine annoverate tra le più importanti dell'intero Mediterraneo


  V E L I A  

Area archeologica
Velia, città della Magna Grecia, fu fondata dai Focesi dopo che furono sconfitti dalle flotte degli Etruschi e dei Cartaginesi. I Focei, attratti dalla bellezza del luogo, si stabilirono lungo una sorgente che consacrarono alla ninfa Yele da cui derivò il nome della famosa città di Elea.

L’area occupata dall’antica città si estende su un promontorio che un tempo lambiva il mare. Lo sviluppo del centro interessò in seguito la pianura a sud e a nord dello stesso promontorio, dove furono edificati i due quartieri con cerchie murarie indipendenti che si uniscono a quella che cinge l’acropoli. Sul promontorio sorgevano edifici pubblici e sacri; rimangono resti di un tempio ionico e del teatro di III secolo a. C. poggiante sul muro di terrazzamento del tempio; a sud si trovano resti di un edificio a pianta rettangolare e di una strada pavimentata; alle pendici meridionali era l’agorà di IV-III secolo a.C.. Si possono inoltre visitare resti di monumenti funerari romani, di un edificio termale e del porto, il pozzo sacro, l'anfiteatro, la chiesa paleocristiana, la Torre Angioina e la Porta Rosa.

Dalla città provengono numerose iscrizioni greche e latine, nonché statue di medici della scuola veliana che si possono ammirare nella chiesetta all’interno dell’area archeologica.


PARCO NAZIONALE DEL CILENTO

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano si estende per circa 180.000 ettari comprendendo gran parte dell'area meridionale della provincia di Salerno, è tra i più vasti parchi nazionali d'Italia e rappresenta senza dubbio uno dei più importanti complessi biogeografici dell'Italia meridionale.

Il Parco si estende su un'area d'inestimabile valore naturalistico e paesaggistico. Natura viva quella cilentana: un angolo di Campania verde, che vanta almeno 1.800 specie di piante, di cui molte endemiche o rare, tra le quali la primula di Palinuro, simbolo del Parco, e l'orchidea selvaggia di San Giovanni a Piro. Alberi di ulivo millenari ombreggiano le piccole piane costiere ed i lievi declivi delle colline.

Centinaia di specie animali, tra cui il Lupo Appenninico, il Falco, l'Aquila, la Lontra, abitano questo paradiso naturale.

Il Parco offre variegati ambienti di grande pregio paesaggistico e geologico: dalle fitte foreste che ricoprono monti imponenti quali l'Alburno (m.1.742), il Cervati (m. 1.898) e il Gelbison (1.705), alle 400 grotte censite nell'area protetta, tra cui le Grotte di Pertosa e di Camerata; la nature calcarea dei massicci ha fatto sì che l'acqua scavasse e modellasse, al loro interno e per milioni di anni, architetture e sculture naturali di incommensurabile magnificenza e bellezza.


MARINA DI CAMEROTA     

Marina di Camerota
con la sua bellezza rimasta incontaminata; offre ai suoi visitatori uno spettacolo indimenticabile.

Le grotte, gli stupendi anfratti, la sua vegetazione sempre fiorente e lussureggiante e le spiagge incantevoli con la sabbia bianca e fine e il suo mare cristallino, sanno creare un'avvolgente atmosfera.

Le torri saracene, che si ergono fiere sul promontorio che abbraccia il paese e che sembrano volerlo difendere.

Il porto turistico che è tra i più moderni ed attrezzati della zona; nuove banchine e pontili mobili per le barche da riporto, lo rendono più ricettivo e adatto a tutte le esigenze.
 


Casal Velino porto

CASAL  VELINO

Casal Velino è una piccola località balneare sita nella baia di Velia, circondata da un bellissimo paesaggio montano: il monte della Stella a 1200 mt e il monte Sacro a 1.786 mt.. Casal Velino è dotata di un porto turistico e di una spiaggia dai riflessi dorati.

Comunemente detta dal popolo "La Spiaggia", come a denominarla con la sua caratteristica principale, cioè di una lunga e larga distesa di sabbia che costeggia il bellissimo mare di Velia. Verso l'interno, l'ubertosa pianura ha dato la possibilità di nuove colture, nonché ha permesso un intenso sviluppo dell'agricoltura tradizionale, soprattutto ortaggi; quasi scomparsa la coltivazione del grano.

Vi sono alcuni riferimenti storici di rilievo, come la cappella di "S. Matteo ad Duoflumina" e qualche traccia di tombe di epoca medievale rinvenute di recente, la zona apparteneva alla badia di Cava fin dall'Alto Medioevo.
 


 CASTELCIVITA

Castelcivita è un suggestivo borgo medievale appollaiato quasi a picco, sulle pendici degli Alburni, a circa 600 m. sul livello del mare. Le sue origini risalgono alla preistoria e visse il suo momento migliore intorno all'anno 1000; di questa epoca il centro storico conserva ancora oggi la tipica urbanistica.

Castelcivita deve la sua notorietà alle grotte, ma da vedere sono anche: la chiesa madre di San Cono (XIV sec. ma su fondamenta preesistenti), che conserva tele e affreschi di pregevole fattura ed un organo a canne settecentesco con mantici manuali, la seicentesca Chiesa di San Nicola, che ospita tele raffiguranti l'Annunciazione e la Nascita del Battista, attribuite a Giuseppe Tomaioli, e la chiesa di Sant'Antonio, con la tela dell'artista lucano Giovanni de Gregorio detto il Pietrafesa.
 



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